Introduzione: una ricerca sulle condizioni di lavoro dei giovani [Rischi sociali e per la salute]

Pubblicato il giugno 6, 2011

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Introduzione – Il progetto di ricerca

estratto da: “Rischi sociali e per la salute. Le condizioni di lavoro dei giovani“, Roma, Ediesse, 2011.

Negli ultimi trent’anni sono accadute delle profonde trasformazioni economiche e sociali che hanno avuto un forte impatto sulle condizioni di lavoro e sul ruolo stesso del lavoro, in particolare per le nuove generazioni che hanno sempre più difficoltà nel costruire un percorso autonomo di crescita, di affermazione e di emancipazione. Numerosi sono stati, in questo periodo, i cambiamenti occorsi: lo sviluppo di Internet e delle tecnologie così come i cambiamenti nei consumi hanno avuto un riflesso non solo sulla tipologia di bene prodotto ma sulle modalità stesse con le quali si produce; il settore dei servizi è cresciuto e si sono moltiplicate le professionalità e le competenze che partecipano al processo produttivo; la frammentazione delle filiere ha articolato nuove problematiche relazioni tra le aziende, così come ha reso più fragile il rapporto tra l’azienda e uno specifico contesto territoriale, mostrando addirittura non solo le difficoltà delle organizzazioni sindacali ma il limite stesso delle istituzioni nazionali come confine per l’azione politica; la finanziarizzazione dell’economia ha accompagnato e reso evidente la separazione tra la logica del mercato e gli interessi sociali, per cui sempre più spesso gli interessi economici non rispondono alle reali esigenze dei cittadini; la segmentazione e le disuguaglianze sono cresciute sia al livello micro del singolo luogo aziendale sia a livello macro, nella comparazione tra regioni e tra categorie sociali; la crisi globale ha accentuato le difficoltà dei soggetti più marginali e imposto nuove sfide per coniugare lo sviluppo sociale con quello economico, particolarmente ardue per il nostro paese; i danni provocati all’ecosistema pongono forti interrogativi sulla sostenibilità ambientale; la democrazia e l’associazionismo cedono il passo a un individualismo più obbligato che scelto, in un contesto ad alta precarietà ed atomizzazione delle relazioni sociali e produttive.

Di conseguenza, l’azione collettiva richiede un impegno sempre più intenso, attraverso una ricerca della partecipazione, della collaborazione e di un continuo scambio di conoscenze tra un numero crescente di attori: i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali, le istituzioni, le associazioni datoriali e anche quelle professionali, le organizzazioni politiche e quelle della società civile, le comunità scientifiche, gli organi di informazione. La cooperazione e il confronto tra tutti questi attori pongono delle sfide ad ogni livello – aziendale, locale, nazionale, internazionale – per avanzare una prospettiva comune di sviluppo sociale ed economico, capace di tenere insieme i temi del lavoro con tutti gli altri ambiti della vita pubblica: l’educazione, il welfare, l’ambiente e così via.

Accade questo, e molto altro, nel mondo in cui crescono le nuove generazioni. Dai dati ufficiali così come dalle numerose ricerche sul tema appare evidente che il rapporto dei giovani con il lavoro è sempre più drammatico e questo impone una riflessione approfondita per comprendere su quali aspetti è prioritario intervenire, all’interno di una strategia complessiva di lungo termine.

D’altra parte, numerose ricerche mostrano la difficoltà nel porre la centralità della persona all’interno del dibattito sul modello di sviluppo, affinché la vita collettiva non sia subordinata alla feroce logica del mercato ma sia orientata a tutelare la salute e a favorire la realizzazione di ciascun individuo.

La crisi ha reso evidente che seguire la logica del mercato come unica scelta possibile per la definizione dei modelli sociali e produttivi ha inasprito le condizioni di lavoro per molti, ponendo il profitto ad ogni costo davanti alle persone, così come ha abbassato la qualità dei processi produttivi italiani. Più in generale, la logica del mercato ha espulso dal campo della riflessione pubblica una discussione su cosa significa «avere un’azienda» e «avere un lavoro», per gli individui e per la società, impedendo di vedere i valori primari sui quali costruire qualsiasi progetto comune per il paese, a partire, ovviamente, dalla tutela della salute delle persone. Per questo, ci è apparso prioritario prestare attenzione alle potenzialità espresse e a quelle represse dei giovani lavoratori, alle opportunità presenti e a quelle mancate, alla fatica e all’impegno che sono riconosciuti o sviliti, ci è sembrato fondamentale comprendere se i giovani stanno bene e qual è il loro disagio esistenziale, qual è il malessere fisico e psicologico che provano, quali sono gli incidenti che possono avere mentre lavorano e le malattie che possono danneggiare la loro salute giorno dopo giorno, ascoltare le loro soddisfazioni e le loro sofferenze, per condurre le riflessioni sul modello di sviluppo alle esigenze, ai bisogni, ai desideri concreti delle nuove generazioni.

Questo testo presenta i risultati di una ricerca realizzata dall’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali, con il contributo dell’IRES Emilia-Romagna, finanziata dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, finalizzata a comprendere le trasformazioni in atto nei processi produttivi e sociali e le conseguenze per le condizioni di vita e di lavoro dei giovani. Il nostro intento è quello di fare sì che l’analisi non si esaurisca nell’attenzione limitata a una precisa classe generazionale, ma offra l’opportunità di valutare le tendenze generali degli assetti produttivi e sociali, per proporre una riflessione più ampia sul senso del lavoro nella società contemporanea e meglio comprendere la situazione delle nuove generazioni.

La tutela dei giovani, pur considerando la loro specificità, rappresenta una delle sfide principali provocate da alcuni grandi cambiamenti che coinvolgono tutti i lavoratori e si situa nel percorso più ampio che caratterizza l’epoca moderna, nella tensione costante tra l’affermazione della salute di ciascun lavoratore e del suo ruolo all’interno dei processi produttivi e sociali, da un lato, e l’imporsi di una logica del mercato che è funzionale ad alcuni interessi di parte piuttosto che al benessere di tutti, dall’altro.

Dal nostro punto di vista, riflettere sulla salute e sicurezza del lavoratore significa riflettere sulle opportunità che egli ha di stare bene, ossia di realizzarsi pienamente dal punto di vista fisico, economico, sociale, culturale, psicologico e affettivo. Così come riflettere sulla condizione dei giovani significa riflettere sull’insieme della vita collettiva, sul ruolo del lavoro e sulla valorizzazione delle persone nell’epoca attuale, sulle nuove sfide tracciate dalle trasformazioni in atto e sulla direzione che è possibile e doveroso imprimere a questi cambiamenti. Significa anche, soprattutto, cercare di orientare l’azione al fine di costruire dei processi di lavoro e sociali migliori per la vita di tutti gli individui.

Il lavoro di ricerca si è svolto tra novembre 2008 e dicembre 2010, con una un’intensa collaborazione di diverse professionalità, attraverso un percorso di analisi della letteratura e d’indagine empirica che è stato condotto mediante diverse metodologie e numerose occasioni di confronto, sia interne al gruppo di ricerca che con esperti esterni.

Nel primo capitolo, descriviamo i principali cambiamenti avvenuti negli approcci culturali, sociali, scientifici, politici e legislativi che hanno affrontato il rapporto tra la salute e il lavoro, nel corso del Novecento e fino all’epoca contemporanea, per mostrare come, sotto la spinta dell’affermazione del valore della salute, la persona abbia gradualmente assunto un ruolo centrale nei processi produttivi e sociali, nell’intento di favorire uno sviluppo della vita collettiva basato su una piena tutela dell’integrità psicofisica dell’individuo e sulla valorizzazione della sua soggettività. Questa analisi mostra l’orientamento proprio dell’evoluzione del concetto di salute ed evidenzia i principali fattori di rischio e di benessere sul lavoro.

Nel secondo capitolo, presentiamo i dati provenienti da fonti secondarie ufficiali sulla condizione occupazionale dei giovani e sugli infortuni e le malattie che tragicamente caratterizzano questa generazione, per evidenziare la loro condizione di instabilità lavorativa e i numerosi rischi che essi affrontano sul lavoro.

Nel terzo capitolo, proponiamo un confronto internazionale, sia dal punto di vista statistico che presentando i principali interventi proposti dalle istituzioni e dalle parti sociali per la tutela dei giovani nei paesi ad economia avanzata, per comprendere quali siano le tendenze generali delle strategie di intervento.

Nel quarto capitolo, presentiamo il modello teorico che abbiamo elaborato al fine di orientare sia le analisi che gli interventi sui temi delle condizioni di lavoro, concettualizzando la salute come un vettore di affermazione della persona e identificando i diversi fattori che determinano il benessere del lavoratore. Di seguito, presentiamo i risultati della ricerca empirica, effettuata tramite questionario telefonico a circa mille lavoratori tra i 15 e i 34 anni, impegnati con contratti standard e non standard, operanti in aziende piccole, medie e grandi, del settore manifatturiero e terziario, su tutto il territorio nazionale.

Nel quinto capitolo, in conseguenza dell’analisi effettuata, presentiamo alcuni dei risultati principali nelle loro relazioni e da questi partiamo per tracciare delle linee guida che possono essere utili ad orientare gli interventi delle istituzioni, delle parti sociali e dei vari attori coinvolti nella tutela della salute, al fine di migliorare il livello di benessere dei lavoratori all’interno di un nuovo modello di sviluppo.

Riferimenti:
Introduzione di Daniele Di Nunzio, in “Rischi sociali e per la salute. le condizioni di lavoro dei giovani in Italia“, Roma, Ediesse, 2011, pp. 15-18.

Per ulteriori informazioni:

Sito Web Ires

Sito Web Ediesse